La mia Estonia

Tre anni fa sono andato in missione in Estonia, in compagnia di X, Y e Z (i nomi sono di fantasia). Quelli dell’agenzia avevano fissato un nostro concerto a un festival etno-rock nella città di Tartu, che non è come Tallinn, ma è comunque la seconda città dell’Estonia.
I tizi dell’organizzazione del festival avrebbero sganciato sull’unghia sette bigliettoni(!), e addirittura sarebbero stati disponibili a pagarci il volo(!!!), ma noi avevamo optato per farci tutti i 5000 chilometri (A/R) in macchina.
Non ricordo per quale motivo in particolare avessimo scelto di sobbarcarci un viaggio del genere. In ogni caso ci siamo presi le ferie e siamo partiti, anche perché nel frattempo eravamo riusciti a rimediare un’altra serata a Warszaw, in Polonia, per quando ci saremmo fermati a fare tappa.

Ho ritrovato qualche mese fa una specie di libro mastro della missione.

X ha speso 40€.
Io ho speso 70€.
X ne ha spesi altri 5.
Y ha mollato 10€ al primo pub, poi ha ritirato 2000 Sk (e ha detto che si trattava di 67€) e li abbiamo spesi tutti.
La situazione-ostello sta che X ha sborsato 75€ e Z gli altri 10.
E mo’ altri 47€ di X in benzina.
Poi abbiamo mangiato a spese di X (20€ scambiati in dollari cechi)
Poi ho fatto 200 zloty di benzina.
Suonando a Warszaw abbiamo guadagnato 150 zloty.
Abbiamo fatto colazione con 13 e mangiato con 100.
Dopo Kaunas abbiamo fatto 10€ di benzina, con i soldi di Y.
Abbiamo scambiato 50€ a testa, cioè 200€, con 123 latu, tutti spesi.
In Estonia abbiamo fatto 50€ di broda con i soldi di X.
Ci hanno dato 700€ di paghetta.
Ne abbiamo attinti 150.
Io, tra Estonia e Polonia, ne ho spesi 40.
X ne ha spesi 50 in Lituania.
Io ho speso 400 zloty a Wroclaw.
Oggi abbiamo speso 48€ di cassa.

Alla fine dei conti, per tutto quel viaggio avevamo speso una cinquantina di euri a testa. Niente male, come missione…

Quando eravamo entrati nella regione baltica propriamente detta, ascoltando la radio ci eravamo imbattuti in una stazione di sola musica popolare: un’esperienza mistica a base di cori di contadine lituane, senza strumenti tranne le voci. Intanto guidavamo attraverso dei grandi boschi.
Al festival di Tartu avevamo suonato nel pomeriggio, appena arrivati in città, dopo aver lasciato i bagagli in albergo ed esserci mangiati un piatto di carne stufata e verdure sott’aceto. Gli ospiti di punta della serata era invece una band di ragazzi giapponesi, avevano fatto tappa anche in Mongolia e suonavano musica noise.

Quando poi eravamo tornati a casa, dopo poco tempo, avevo smesso di suonare con X, Y e Z, e la cosa, benché fosse successa a causa mia, mi dispiaceva.
Così avevo poi accumulato un po’ di nostalgie, intorno a quel viaggio in Estonia, un po’ di malinconie. A un certo punto avevo tentato di scrivere una geografia di quel viaggio (per il fatto che le guide turistiche e le geografie mi piacciono molto).

Allora avevo scritto.

La mia Estonia. (Una) situazione geografica
La mia Estonia è situata in Europa, anche se a volte sembra di no.
La mia Estonia è un corridoio la cui larghezza svaria da qualche diecina a qualche centinaio di metri e che ha una lunghezza complessiva di 2600 kilometri suppergiù.
La mia Estonia confina a sud con il comune di San Lazzaro di Savena (BO) e a nord con il Mar Baltico; confina a ovest con la Pianura Padana, la Venezia Tridentina, la Baviera, la Boemia, il Brandenburgo, l’exclave di Kaliningrad, i ponti di Königsberg, la Lega Hanseatica, il Muro di Berlino, la Tour Eiffel, svariati milieux culturali, il Canale della Manica, l’Ultima Thule e il Far West; a est, invece, confina con la Pianura Padana, la Venezia Giulia, l’Impero Ottomano e quello Austroungarico, la Galizia, la Podlasia, la Russia Bianca e la Russia normale, San Pietroburgo, e poi laghi, fiumi e foreste, gli Urali e la puszta, i cervi e gli orsi.

Poi avevo scritto.

La mia Estonia. Descrizione fisica
Geomorfologicamente la mia Estonia si caratterizza a sud come pianura alluvionale, terra spugnosa e fracidiccia di cui parlare non vale qui la pena, tanto più che essa, in un paio d’ore d’autostrada, giunti al Tagliamento, è da considerarsi terminata.
Già di maggiore interesse è invece la zona centrale, dove due distinte propaggini del sistema alpino-himalayano – una (le Alpi orientali) proveniente da ovest, l’altra (i Carpazi occidentali) allungandosi da est – si sfiorano e quasi arrivano a toccarsi, non fosse per un altopiano che lasciano libero in mezzo a loro, permettendo il flusso a un fascinoso rigagnolo, il Danubio.
A nord, infine, si incontra lo scudo continentale, un antico e pesantissimo blocco di crosta che lentamente digrada verso un mare molto lontano, dando l’impressione che anche il cielo e le nuvole siano più grandi e che una curvatura terrestre in effetti esista. (Opinione del recensore, già dai tempi di un precedente viaggio in Sardegna*, è che l’emanazione di certi spiriti sia da collegare al più o meno intimo contatto con rocce e metalli usciti fuori dal mantello e addormentatisi. Quando andrete in Sardegna, o nella mia Estonia, fateci caso.)

Poi non avevo scritto più niente. Forse è stato meglio così. Del resto le malinconie sono talvolta da reprimere piuttosto che da fomentare, e quelli erano per me giorni molto malinconici (avevo anche provato a scrivere una poesia, ma non sull’Estonia).

* Quella della Sardegna è stata un’altra missione a cui ho partecipato, sempre per gli stessi motivi ma in compagnia di altri personaggi (a quel tempo, nel 2001, suonavo con Bilbo Baggins e con Pitea di Massalia).

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