Andare a Canossa

Un conte d’hiver

«Parliamoci chiaro, vecchio mio. Non ci credo io, non ci credi neppure tu. Dimmi se sbaglio.»

«Chi tra i mortali non sbaglia mai?»

«Sono nei guai, ho bisogno di aiuto.»

«Non potevi trovare aiuto migliore.»

«Continua, continua. Che differenza fa?»

«Sbagli approccio, giovanotto, non c’è che dire.»

«Non mi sembra di chiedere la luna, solo un po’ di comprensione.»

«Allora parla, sentiamo.»

«E tu invece non fai che prendermi in giro.»

«Cosa mi vuoi chiedere?»

«Niente più di quello che puoi offrire.»

«Armi, soldi, donne?»

«Non ora, grazie.»

«Città, campagne?»

«No.»

«Onori, cortei triofali, maschere d’oro e statue di marmo?»

«No.»

«Tu non ti rendi conto di quello che fai, perché non sai che cosa stai chiedendo.»

«Non cominciare.»

«Non cominciare? Vergognati.»

«Vergognati tu.»

«Non osare.»

«Guarda come sei ridotto.»

«Sei un ragazzino viziato, ecco cosa sei. Piangi, ti lamenti, lo fai bene, complimenti, si vede che sei distrutto dal dolore.»

«Vecchio rimbambito incapace di muoverti. Possano gli dei fulminare te e le tue stampelle.»

«Meglio le stampelle dei fili di un burattino.»

«Continua pure a sentirti migliore.»

«Sei giovane. Ti accorgerai prima o poi della realtà.»

«Non ti ascolto.»

«Ma vivamente spero che allo stesso tempo tu sappia apprezzare la maturità e l’esperienza raggiunte, figliolo.»

«Dimmi cosa vuoi.»

«Qual è la cosa più preziosa che hai?»

«Mm. Bah. Non lo so.»

«Allora sei venuto da me pensando di offrirmi qualcosa di più scarso valore.»

«No, certamente no.»

«Hai ricchezze per me?»

«Non le ho portate con me, però sì, tante ricchezze.»

«Oro? Argento? Di cosa stiamo parlando.»

«Di tutto ciò di cui la sua santa e venerabile persona abbisogna.»

«Sempre sia lodato, allora. Brindiamo. Ho bisogno, in effetti, di tutte queste cose che dici.»

«Vedo che si raggiunge in fretta un accordo con sua signoria.»

«Però non mi hai ancora detto qual è la cosa a cui tieni di più.»

«Temo di non aver compreso la domanda.»

«Non immagini, ragazzo, non puoi immaginare cosa vuol dire ambire a una posizione.»

«Hai ragione, non lo so.»

«Mi capisci, però. Lo vedo dal tuo sguardo.»

«Ho avuto un’infanzia difficile.»

«Non lo metto in dubbio. Ma aspetta, non ti giudico per questo.»

«Grazie.»

«Mi permetterò soltanto una piccola rivincita.»

«Cazzo.»

«Parla bene.»

«Dimmi cosa vuoi.»

«Hai davvero tanta fretta?»

«Sì.»

«Bene. Buono a sapersi.»

«E dunque?»

«Sai quanto ci ho messo io per arrivare qui dove mi trovo?»

«Che ti posso dire? Hai fatto un ottimo lavoro.»

«Penso che avrai da me ciò che vuoi.»

«Evviva, ma non si era già detto?»

«Però con molta, molta calma.»

«Che intendi?»

«Le strade sono bloccate dalla neve, lo hai visto anche tu. Mi chiedi di mandare dispacci, di organizzare una strategia, ma capisci anche tu che di questa stagione i tempi si allungano.»

«D’accordo. Però.»

«Non preoccuparti, figliolo. Per il disgelo sarai già tornato a casa sano e salvo.»

«Guarda che io sono pronto a sbaraccare anche stasera.»

«Questo no. Non se ne fa niente senza i documenti.»

«Mi va bene. Firmiamo.»

«Arriveranno tra qualche giorno, insieme ai notai. Colpa della neve.»

«Cristo.»

«Figliolo, ti prego.»

«Quindi dobbiamo restarcene qua?»

«Non è un brutto posto. Io ho portato con me molte buone letture. E tu?»

«No. Voglio da bere.»

«Serviti pure. La nostra ospite ha disposto che tu sia ricevuto con tutti gli onori.»

«Grazie. La ringrazierei di persona, se solo lei lo desiderasse.»

«Avrete occasione di incontrarvi.»

«Lo spero. Vediamo. Cos’è? Sembra buono.»

«La nostra ospite si augura anche che tu non pretenda di privare noi – come ci chiami? – vecchi rimbambiti di un letto caldo in cui dormire.»

«Non vorrei mai.»

«Mi ha pregato di riferirti che le stanze sono piene.»

«Non occupiamo molto spazio.»

«Pienissime.»

«No, dài.»

«Coraggio.»

«Ma fuori è freddo.»

«Siete di costituzione robusta.»

«Mio padre mi aveva messo in guardia. Me lo diceva.»

«Non dire stronzate.»

«Non fidarti di quella gente.»

«Tuo padre, tuo padre. Quante volte lo avrai visto? Sai che tuo padre era più o meno della mia età?»

«Ah sì?»

«Io l’ho conosciuto.»

«Mi fa piacere.»

«Un grand’uomo. Ma trascurava i figli.»

«Non direi.»

«Ne sei sicuro?»

«Guarda me.»

«Avrai tempo per rifletterci. Tu bada a non fare i suoi stessi errori. I figli vanno curati, specialmente se portano il tuo stesso nome. Ora, se non ti dispiace.»

«Pensi che io non possa farcela?»

«Cosa vuol dire? Cosa vuoi dire? Cosa vuoi fare? Tu devi passare attraverso di me, solo e soltanto attraverso di me, per ottenere quello che vuoi, anche se ancora non si è capito quello che vuoi. Ora, se non ti dispiace, come dicevo, è già nona, e devo ritirarmi nelle mie stanze. Gradite di prendere con voi l’essenziale per i vostri uomini e cavalli, e niente più. Sarebbe affatto sconveniente presentarsi al cospetto nostro e della nostra onorevole ospite e pretendere più di quanto è ragionevolmente dovuto. Ed inoltre è ovvio che non dovrebbe causarvi troppo disagio restare per qualche giorno senza vino e senza carni grasse. Dico bene?»

«Qualche giorno?»

«Puoi maledirmi, ma non prima che questo nostro incontro sia terminato.»

«Va bene. Allora prendo congedo.»

«Congedo accordato.»

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