Idee per un reportage sul petrolio (1)

Tramutola (PZ) – estate 2012

A un certo punto c’è la voce di Stefano che dice: Andrea gli piacerebbe fare un reportage sul petrolio.
(Deve averglielo detto oggi pomeriggio, durante l’escursione al torrente.)
Se vuole, fa Stefano, Se me lo chiede, posso farlo parlare con chiunque da una parte e dall’altra, posso fargli sentire tutte e due le campane, Comitati Cittadini e Fondazione Mattei.
Bella idea, penso. Poi, dopo avere pisciato, rientro nella sala degli strumenti e chiedo a Ste chi è che conosce alla Fondazione Mattei.

Dissolvenza. Stacco su ieri mattina e sul passeggio tiepidamente assolato per le strade del paese.
La mia attenzione viene presa dall’unico volantino appeso al margine di una vetrinetta (per ironia della sorte, la bacheca in questione è addossata al palazzo in cui hanno sede le delegazioni di diversi partiti politici). Mentre passo leggo che il foglio pubblicizza un corso.
Segni vuoti nel vuoto imbarazzante dei colori laserjet. Un ente, una istituzione o qualcosa del genere promuove un corso professionale per Fanghisti Junior.
Cosa vuol dire? Che cos’è un Fanghista Junior?
Il mistero è presto svelato, ma occorrerà fare un ulteriore passo indietro.

Centinaia di milioni di anni fa la situazione qui intorno era parecchio differente. Si trattava di un ambiente umido, magnificamente rigoglioso, ampie lagune si estendevano nella pianura, alberi e piante si levavano ovunque dall’acqua e dai lembi di terra fradicia, le foglie cadevano in acqua, nella terra e nel fango si disfacevano le generazioni di insetti e molluschi, l’humus si autoalimentava in continuazione. La valle ancora non esisteva, le montagne non c’erano. Le montagne emersero in seguito, alcuni dicono nel periodo Cretacico, tra 145 e 65 milioni di anni fa, altri invece dicono verso la fine del Terziario, a partire da 40 milioni di anni fa. Un periodo molto lungo, in ogni caso, durante il quale avvennero enormi cataclismi e i climi mutarono più volte e i detriti organici delle ormai estinte paludi e foreste – enormi distese sotterranee di fanghiglia scura – furono dapprima inglobati in una terra carbonatica e spugnosa e in seguito sepolti sotto strati di argille e calcari. Fin da subito l’ambiente anaerobico in cui si erano venuti a trovare favorì una particolare degradazione di tutti quei detriti, un processo lentissimo di compressione e sostituzione che andò avanti finché ogni singolo filo d’erba, radichetta e fusto, ogni osso e conchiglia non raggiunsero lo stadio più economicamente pregiato della carbonificazione e diventarono idrocarburi, la poltiglia degli dèi, mistura limacciosa di olio e ghiaie, succo di materia solida, distillato di carbonio e idrogeno e poco altro, plasma dall’aspetto ipnotico e dai poteri taumaturgici.
Il petrolio è dall’inizio alla fine una questione di fango.

È il 14 agosto. Da due settimane sono in soggiorno in Basilicata, nella provincia di Potenza, nella valle del fiume Agri. La valle è un largo catino circondato da rilievi multicolori. Di fronte a noi sul versante opposto stanno la montagna di Viggiano e il Volturino (dove in estate si sale a fare le grigliate e dove ci sono anche impianti sciistici). Sotto di noi ai lati del fiume giacciono i capannoni e i negozi di Villa d’Agri, ma da dove mi trovo ora questi non si vedono. Il paese in cui sono ospite, infatti, è dalla valle piuttosto appartato, quasi nascosto, poiché un monticello ne separa le viste.
La contrada si chiama Tramutola, ma è conosciuta anche come Napulicchio per via che il dialetto che vi si parla ha elementi piuttosto campani che lucani (o almeno questo è il motivo che mi è stato riferito).
Del resto Tramutola è sorta intorno a una dipendenza della badia benedettina di Cava de’ Tirreni, che appunto sta in Campania. Intorno alla metà del XII secolo l’abate di Cava o chi per lui rilevò la gestione di un monastero già presente, sicché le case e i terreni all’intorno le possedettero i monaci cavesi fino a non so quale soppressione di epoca moderna.

È almeno dal V secolo a.C. che queste regioni sono teatro di conflitti, battaglie e scorrerie (anche se fortunatamente con discontinuità) ma non di tutti i popoli che vi sono passati si conservano vestigia.
(Se potessi scegliere un’epoca storica in cui visitare la Val d’Agri, sarei indeciso tra il quindicennio dell’invasione annibalica e gli anni a ridosso degli Accordi di Melfi.)

Sto presso la famiglia di due amiche. I genitori sono persone serie e discrete che tuttavia sanno ridere di gusto.
La prima volta che sono arrivato qui è stato per le vacanze di pasqua, ad aprile, quando ancora sulle cime cadeva la neve.
In molti mi chiedevano se ero già stato in Basilicata (risposta: sì, ma visitando solo Matera e costa ionica) e se avevo visto Basilicata coast to coast (risposta: no).
È quest’ultimo un film on the road in cui, come si dice, grande protagonista è il territorio della regione, e in cui una tappa è costituita proprio da Tramutola, con un focus particolare sull’angolo più caratteristico del piccolo paese: la piazza della fontana, che la gente del luogo chiama Capolacqua.

Capolacqua è una struttura incassata tra le case. Sorge nel punto in cui una valluzza, una delle tante a ridosso di Tramutola, giunge a incrociarne le strade. Il territorio di Tramutola è infatti ricchissimo di acque che scendono dai monti scavandosi il percorso, e anche qui fa il suo arrivo un intrico di sorgenti che per un breve tratto sfocia all’aria aperta per poi incanalarsi nuovamente e trascorrere sotto le pavimentazioni e verso valle.
Storicamente Capolacqua assolveva alle funzioni di mulino e lavatoio. Il mulino era alloggiato dentro la casetta che ancora si vede (pochi scalini fino al massiccio portone, a fianco esce il ruscello, dove ho visto bagnarsi una coppia di germani). Il lavatoio è invece costituito di cinque grossi tubi in ferro che spuntano dal muro adiacente e in continuazione buttano fuori acqua fresca e buona.

Può capitare nel mezzo di un parlare con i ragazzi del paese (può capitare al pomeriggio nel bianco del sole oppure di sera sulle panchine davanti al bar) che qualcuno dica: Andiamo a bere ’n Cap’lacqua.
Allora si passeggia fino alla fontana, si sale in piedi sui lavatoi, si cammina sulle bande di ferro che legano le vasche al muro giallo e si beve, ci si riempie la bocca, il flusso deforma le guance, l’acqua ci invade, si passano mani e collo sotto l’acqua per rinfrescarsi. È incredibile quanta acqua scorra da Capolacqua incessantemente e a volumi enormi.

Durante le vacanze pasquali capitò che io e le mie ospitali ospiti ospitanti andammo a trovare una loro amica, Maria Carmela, che al termine delle chiacchiere mi fece: Ora ti portiamo a vedere il petrolio.
Con la macchina scendemmo verso la piscina (un aquapark con gli scivoli perlopiù inutilizzabili) e risalimmo oltre, lungo il torrente e dentro ai primi boschi.
Ci fermammo in un’area di sosta. L’odore di zolfo era forte. Pochi metri sotto la strada usciva dal terreno un ruscello. L’acqua si incanalava verso il basso formando pozze e scavando il suolo fino alla pietra. I sassi sul fondo del rivolo erano bianchi, ma non nel senso che erano chiari: erano davvero come sbiancati. I bordi delle pozze e le strisce a fianco dell’acqua erano neri, ma non nel senso che erano scuri: erano proprio neri come il carbone. Ora si sentiva anche l’odore dell’olio. Sulla superficie dell’acqua il sole si rifletteva in chiazzette idrofobe e screziate. Ai margini, dove la corrente era meno traballante, ristagnavano schiume di tonalità marrone. Con un ramo raccolto da terra Maria Carmela smosse la schiuma oleosa facendola appiccicare al legno, poi mi diede in mano il ramo e disse: Annusa.

Con il petrolio, si sa, è possibile fare praticamente tutto. Nell’era del petrolio il verbo “fare” ha per così dire raggiunto la sua compiutezza semantica. Scrivi a biro, a macchina o al computer? Vesti casual o ricercato? Sei nel commercio o nel terziario? Suoni il basso o la batteria? Giochi a calcio o preferisci il nuoto? Vacanze al mare o vacanze in montagna? Riusciresti a fare senza?
È incredibile quante e quanto diversissime cose che si riescono a fare con il petrolio. Vuoi rimanere lungamente seduto sul divano a guardare le Olimpiadi di Londra limitando le tue funzioni a rispondere al telefono e a bere birra fresca? Puoi farlo perché esiste il petrolio.

(continua)

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