Idee per un reportage sul petrolio (2)

Rispetto ad aprile le cose non sono cambiate di molto. Per esempio, non ho ancora visto Basilicata coast to coast.
Però nel frattempo Rocco Papaleo, lucano di Lauria, ideatore e regista del film nonché interprete principale, è stato ingaggiato come testimonial dell’Eni ed è già qualche mese che lo si vede in televisione a recitare la pubblicità della benzina (“Se non partiamo così, quando ripartiamo?”).
Si dice che il compenso sia stato notevole. Si dice che l’Eni volesse proprio lui e non volesse nessun altro al posto di lui. Nessun altro se non il più popolare simbolo mediatico della Basilicata poteva fare al caso dei committenti, che in Basilicata pare abbiano i maggiori interessi nazionali, tanto che alcuni dicono che la Basilicata è dell’Eni, affermazione certamente iperbolica ma che serve a dare un’idea (se non altro, a dare un’idea di quello che popolarmente può essere pensato sui rapporti tra Eni e Basilicata).
Perciò ora su facebook & sim. si trovano gruppi di discussione che criticano più o meno accesamente la scelta e la condotta di Rocco Papaleo. Sinceramente, non mi sono fatto alcuna opinione in merito.

Sulla presenza dell’Eni in Basilicata che altro si può dire?
Una sera andiamo a Grumento Nuova, ci affacciamo sulla valle, vediamo delle luci: file di lampioni ordinati, l’estensione è pari a quella di un paese. È il Centro Olio di Viggiano, mi dice Roberto.
Poche sere dopo, per l’appunto, siamo a Viggiano. Io e Ilaria saliamo in cima al castello, si vede anche la Via Lattea. Le luci là in basso sono il Centro Olio, mi dice lei.
I tecnici scesi dal nord arrivano con le famiglie oppure si sposano con donne del posto. Abitano chi in un paese e chi in un altro. Parcheggiano le Punto bianche sotto casa. Non ne ho conosciuti. Mi è stato detto che alcuni si sforzano di integrarsi, mentre altri invece sono antipatici per natura.

A proposito di distributori, prima o poi servirà anche un breve excursus sull’argomento “distributori di metano”.
A pasqua eravamo scesi in macchina con altri. Questa volta, invece, ho chiesto in prestito la Panda a mia mamma (lei non ne ha bisogno perché è già partita per le vacanze con papà). La Panda di mia mamma ha anche l’impianto a metano.
La sera prima di mettermi in viaggio mi siedo al computer e controllo su metanoauto.com le mappe dei distributori di metano lungo il tragitto. Sapevo che in Basilicata ce ne erano pochi, ma non pensavo fossero così pochi: 8 in totale, 4 nella provincia di Potenza e 4 in quella di Matera (a fronte dei 75 in Puglia e dei 65 in Campania, mentre – per restare alle regioni limitrofe – 12 ne sono in Calabria).
Da quando sono arrivato ho usato soltanto benzina, il cui prezzo da queste parti sfiora i 2 euro al litro (quando a Bologna si arriva agli 1,8).

Pochi giorni fa sono tornato alla sorgente di petrolio nel bosco sopra la piscina. Ero in compagnia di Adele e della dott.ssa Caputi, che è del posto ed è geologa.
È stata lei a spiegarci che le pietre sul fondo del ruscello sono bianche per via dello zolfo che si deposita.
È stata in quell’occasione che ci ha detto che il petrolio è innanzitutto nella testa delle persone.

Poco più a monte della strana sorgente, qualche decina di metri in linea d’aria, sorge una recinzione in rete e mattoni che racchiude una casetta bassa, il tutto ornato di ruggine ed erbe. Chi si avvicina sente all’inizio il rumore dell’acqua. Qualcuno ha lasciato il rubinetto aperto, ma deve trattarsi di un rubinetto alquanto possente.
La casetta è formata pressoché da un unico stanzone che sui lati lunghi ha le pareti aperte e senza vetri, sicché vediamo quello che c’è dentro. Al centro della sala si apre nel pavimento una vasca quadrata, al centro della vasca una bocca circolare manda fuori acqua, in modo che l’acqua esce dalla terra a grossi getti gorgoglianti intorno al tubo come un ciambellone liquido e limpido.
Anni fa qualcuno pensò che vicino all’affioramento di petrolio non potesse non esserci un serbatoio. Doveva esserci. Così fu avviata la trivellazione. Ma invece dell’olio venne raggiunta una falda di acqua calda. Sì, proprio così, quella è acqua calda, ventisette gradi costanti, è un fatto naturale, tutta la subregione è vulcanica.
Così il tentativo di pozzo venne abbandonato, recintato e chiuso. (Le famigerate scoperte dell’acqua calda sono traumi che bisogna in qualche modo superare.) In seguito furono fatti girare alcuni progetti per sfruttare il calore, ma poi alla fine non se ne è fatto niente. Vai tu a sapere quanti anni ancora durerà la concessione del terreno. Questa acqua è loro, guarda come hanno recintato.

Però una cosa è già possibile farla. Portare qui e in luoghi come questi le scolaresche in gita: è istruttivo e facile da raggiungere.
La dott.ssa Caputi è attiva in una associazione giovanile di Tramutola, oppure opera presso la Proloco, non ricordo. Dello stesso gruppo di ragazzi ho conosciuto anche Roberto, che si occupa della parte più propriamente organizzativa. Al momento Roberto lavora alla stesura e alla presentazione di alcuni progetti di formazione e di documentazione relativi all’energia e all’ambito energetico. Un progetto interessante è appunto quello dei “percorsi” dell’energia: visite guidate per tutto il territorio tramutolese alla scoperta delle fonti energetiche, quelle tradizionali e quelle alternative.

È normale che al bar, in lunghe serate alcoliche, si parli anche di ecologia ed economia. Qui sono in molti ad avere le idee chiare. Qui ci sono giovani intraprendenti che volentieri aprirebbero un museo della civiltà industriale con tanto di torri e pozzi ricostruiti in scala 1:1. Qui c’è tutto un fermento che porta parecchi a sognare di ritirarsi a vivere in un casolare isolato, per cambiare il sistema con il dare l’esempio, secondo un ragionamento tutt’altro che scorretto.

Stacco. Siamo di nuovo all’affioramento di petrolio nel bosco.
Questa sorgente del diavolo in mezzo a castagni e querce è un caso più unico che raro, e non solo in riferimento all’assetto geologico della penisola. All’inizio del Novecento l’attenzione dei cercatori si è concentrata in questa regione proprio per via di quella sorgente. È come se da sempre si sapesse che in Lucania c’è il petrolio, ma in effetti è vero, acclarato e dimostrato: la Lucania ne è ricca.

Stacco. Siamo di nuovo alla sorgente di acqua calda.

(Altro stacco sul pomeriggio appena trascorso. Oggi abbiamo camminato a lungo e durante la passeggiata siamo tornati alla sorgente, abbiamo oltrepassato le reti e ci siamo avvicinati a quella grottesca bocca che si apriva da sotto, ci siamo chinati a guardarla da vicino.)

Si sente la voce-off della dott.ssa Caputi che dice: Il petrolio è nella nostra testa, siamo noi che ci mettiamo in testa di estrarlo.

(continua)

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