Dino Baldi, Morti favolose degli antichi, Quodlibet, 2010

Giovanni Maccari, Gli occhiali sul naso. Vita romanzesca dello scrittore Isaak Babel’ e dei suoi anni tempestosi, Sellerio, 2011

Su come l’esercizio del filologo intorno alla letteratura possa con facilità sublimare in un esercizio alla morte (cioè nella trita ma utilissima “guerra contro il tempo”) vorrei qui richiamare l’opera di Baldi che, edita ormai da un anno, tuttavia esemplifica ancora un valido tentativo di esorcismo della morte attraverso la letteratura. Riguardo a Morti favolose si vedano innanzitutto le attente (e più tempestive) osservazioni reperibili sul web (per esempio, le riflessioni che Cortellessa portava allora in merito ai coevi e analoghi lavori di Baroncelli per Sellerio e di Arminio per Nottetempo: qui). Qualora si decidesse di leggerlo, ci si conceda pure di perderne talvolta di vista l’intento didattico (comunque imprescindibile nella nostra era della “morte in diretta”) e ci si lasci piuttosto cullare, spaventati, divertiti o sorpresi, dall’elemento «favoloso» (appunto) delle vicende narrate: «Omero era un mendicante che girava la Grecia recitando i propri poemi in cambio di cibo e ospitalità. Quando era vecchio e malandato, arrivò nell’isola di Ios…».

Una ulteriore, bella, edificante versione di tale paradigma tanatografico è il racconto «sostanzialmente veritiero e al tempo stesso inaffidabile» che Maccari imbastisce intorno alla figura di Isaak Babel’. Non una biografia, premette l’autore, e infatti il suo protagonista non è Babel’, ma Isacco. «Ora verranno a cercarmi», si dice che abbia annotato Isacco dopo la morte di Gorki, il suo protettore. «Non mi hanno lasciato finire», si dice che abbia sussurrato mentre la polizia politica lo portava via. Lo scrittore ebreo che aspirava a essere sovietico, l’ autore della celebrata ma ambigua (per il regime) Konarmija, il melancolico pensatore del quale per anni si attesero invano nuovi racconti e nuovi romanzi, l’intellettuale acuto che non volle emigrare benché da tempo fosse parso «evidente e in qualche modo naturale il fatto che prima o dopo […] sarebbe stato condannato» – la parabola di Isacco è exemplum per molti motivi, non ultimo perché la sua fine è nota già dal primo capitolo.

Più istintivo e rapido nella prosa il lavoro di Maccari, più meditato e analitico quello di Baldi (che d’altronde è di base un lavoro di traduzione). Entrambi indispensabili.

Torna alla «Review»

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...