Nina Mimica, Vivere fa solletico, Einaudi, 2011

Pag. 115: E partono le lacrime. Un furgone di lacrime amare si lancia sull’autostrada Lea occhi – Lea mento.
Pag. 116: Se questo succedesse in Europa, somiglierebbe a una telenovela brasiliana.
Ma sta succedendo in Brasile e somiglia a un horror giapponese.
Pag. 117: E chi cazzo morirà allora alla 117esima pagina della nostra storia, visto che la pistola di Sandra è puntata davvero e qualcuno ci deve lasciare la pelle?

La vicenda di Vivere fa solletico è terribilmente complicata, e non è per niente agevole seguire ciascuno dei suoi spumeggianti sottosvolgimenti. Lea, la protagonista, come l’autrice è una aspirante regista di origine croata che abita a Roma e si sbatte tantissimo per riuscire a girare il suo primo lungometraggio: una storia tenera e poetica ambientata al paesello natio. Produttori senza scrupoli, massoni intergalattici e anche un ghost-writer sembrano inizialmente allearsi per trasformare il lirismo della povera Lea in un film giallo senz’arte né parte, ma il corso degli eventi farà sì che…

Lea/Nina hanno creato una vera alchimia di situazioni e generi che si è metamorfosata in una macedonia di esplosioni: linguistiche, di immagine, di struttura. L’effetto finale lascia due possibilità al lettore: gettare via il romanzo dopo un certo numero di destabilizzanti cambi d’inquadratura, oppure scoprirsi a spulciare Internet in cerca di informazioni su Star Trek, i paralleli energetici, le teorie alternative intorno allo sbarco sulla Luna, soggiogati comunque da una letteratura molto di intrattenimento, e che tuttavia non sempre è superficiale come un solletico.

Pag. 208: –Jebenti čevapčiće… [Trad.: Fanculo polpette alla cipolla…]
L’aura della lingua esotica intrisa di consonanti rende il gobbo autoctono particolarmente significativo agli occhi di JBB.
– Jbnt chvapchch… – rispettosamente ricambia il saluto.
Pag. 243: Fa venire in mente un personaggio di Michelangelo nel Giudizio universale della cappella Sistina. Soltanto la pelle sgonfia ricorda che una volta fu un essere umano. Il sangue, le ossa, l’anima, la vita, tutto gli è stato asportato.
È la bandiera della morte al vento.
Gela l’animo ai turisti del Vaticano.

Torna alla «Review»

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...