Francesco Permunian, La Casa del Sollievo Mentale, Nutrimenti 2011

Ludovico Toppi è un bibliotecario che ama passeggiare nel suo paesino sulle rive del Benaco. Si intrattiene spesso a parlare con l’amico barone Manotazo e con una vecchia zia che tutti credono pazza e che è chiusa in sanatorio. Le giornate sembrano passare tranquille, tra ricordi di serate danzanti, spettacoli teatrali e voci di paese, ma con il passare del tempo la Casa del Sollievo Mentale incombe sempre più sul destino di Ludovico.
Tra i similar artists Permunian può certo vantare Cavazzoni, Moresco, Mari, ed è inoltre dotato di una alquanto originale capacità di resa dell’assurdo. Nel suo romanzo c’è chi (lebowskianamente) tratta gli oggetti come se fossero donne; l’istrionismo e la parodia finiscono per colpire tutti; lo scambio dei ruoli è costante; ci si diverte a leggere le requisitorie contro il bigottismo; ci si commuove quando Alfonso Manotazo incontra finalmente il suo idolo, Guido Ceronetti.
Per lingua e per stile è un romanzo ben fatto. La narrazione procede per giustapposizione di episodi intorno a pochi nuclei tematici dai contorni incerti come un crepuscolo nebbioso. E così anche i luoghi sono perennemente coperti da un velo felliniano di indefinito. Lo svolgersi della storia è affidato a una sequela di narratori e personaggi che in continuazione e-vocano, chiamano alla nostra presenza altri personaggi e altre storie. Il lettore si perde, fino a quando un finale tutt’altro che ironico lo riporta alla realtà.
Le peregrinazioni del dotto Ludovico ne richiamano altre analoghe che la letteratura di area padana ha amato descrivere. La versione che Permunian dà di questa tradizione è certamente rivolta a esplorare il sé, ma con particolare riguardo ai vari conflitti col padre e pulsioni represse. Interessante ed enigmatica la soluzione proposta: il bizantinismo erudito, immerso nel grottesco dei sogni, ci può schermare dalle fobie e dalle manie.
Menzione d’onore per il cap. XX (La manutenzione della sega elettrica).

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