Alessandro Turati, Le 13 cose, NEO. 2012

Definire Alessandro Turati (di cui nulla conosco) è arduo: a volte sembra un Carver con la luna particolarmente di traverso, altre volte sembra un Guido Catalano che scrive senza andare a capo e dice le parolacce. Il suo romanzo d’esordio è altrettanto ineffabile, dal momento che se ne frega più o meno di tutto, dalla linearità alla logica, alla coerenza narrativa: basti pensare al protagonista, che prima pesa 52 chili e poi ne pesa 98, e che prima è vivo ma continuamente a rischio di morte, e poi muore, ma l’aldilà è un posto tutto sommato noioso. Quel che l’autore ha da dire è spietato, non offre consolazioni di alcuna sorta, ma nemmeno pare cercarle. Le 13 (o forse 14) cose di cui l’amata Emilie ha incaricato il confuso Alessio rimangono come desolante testimonianza della disperazione di chi, in un modo o nell’altro, viene lasciato.

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