Il secondo proemio

Oh, I believe in yesterday…

… E infine ho scritto le seguenti cose perché nell’analisi da me condotta su quei fatti e situazioni, mi è parso che altri non si fossero spinti troppo oltre e che, per così dire, si fossero appuntati su una determinata posizione.

Infatti, per esempio, riguardo ai tanti tipi di clientelismo che affliggevano il nostro stato e che ormai a ogni livello mostravano di essersi radicati, fino a lasciar scoperte le proprie radici senza nemmeno fingere un pudore, li si faceva solitamente risalire a non più indietro dei secoli bui, e se ne imputava l’origine al malcostume introdotto da genti straniere, o da più e meno recenti contingenze particolari.
Così, per esempio, si dava molto credito alle teorie secondo cui la debolezza della nostra nazione ai tempi in cui venne unita avrebbe causato i cosiddetti squilibri di potere economico che perduravano ancora dopo un secolo e mezzo.
E conosciute erano pure le teorie che riguardavano il diffondersi di quel particolare meccanismo di assegnazione degli appalti e di distribuzione del denaro che faceva capo a strutture sociali composte di losche camarille a gestione famigliare. Anche queste teorie individuavano una genesi di tale meccanismo non oltre il quindicesimo o il quattordicesimo secolo.
Erano argomenti tanto in voga che ne parlavano persino i giornali. Pochi, tuttavia, rammentavano apertamente, a proposito del primo argomento, come la classe dirigente insediatasi per prima nel parlamento post-unitario ricalcasse nella sostanza e nei metodi la vecchia classe nobiliare. E ancora meno, a proposito del secondo tema, si ricorreva alla storia antica, ricordando che già i Greci di cui Omero cantava erano gente di mare che trovava naturale andare in giro con un coltello, come racconta Tucidide.

Ma la scienza storica, infatti, è sempre stata una disciplina molto utile per comprendere il presente.
Cesare, a quanto si racconta, andava dicendo di essere dalla parte del popolo, eppure era il secondo uomo più ricco di Roma, mentre il primo era Crasso, che si sentiva il più ricco del mondo. Non so se Cesare si sentisse il secondo uomo più ricco del mondo (né se si sentì il primo, quando Crasso poi morì), ma certo ne servivano, di soldi, per fare la stessa carriera di Cesare.
Sui libri di scuola io avevo studiato, e fra le generazioni dopo di me i bambini continuavano a studiare (e i maestri a ripetere loro) quel che leggevano sui libri: che il sistema cliente/patrono aveva fatto grande Roma. L’ascesa politica di Cesare era un esempio di quella grandezza raggiunta.
Ma il modo in cui il sistema cliente/patrono aveva potuto incidere così profondamente il tessuto sociale della Roma di duemila anni prima, cioè evidentemente il fatto stesso che tale sistema permetteva e favoriva l’ambizione politica, era tuttavia perlopiù taciuto dai libri di scuola.

Ecco dunque i motivi per cui ho intrapreso a scrivere ciò che accadde alla nostra civiltà…

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