La fuoriuscita di Gianfranco Fini

Avanti, o popolo, alla riscossa!

In quella stessa estate maturò, divenne acuto e si stemperò poi un diverbio che da qualche anno ormai presentiva chi si fermasse a considerare la composita e apparentemente inconciliabile fazione che in quel momento governava.
Si ebbe l’impressione – e vi fu chi apertamente lo dichiarò – che una parte minoritaria di questa fazione fosse stata all’improvviso presa dal disgusto per la lunga teoria di malefatte, favoritismi e spregi a cui la maggioranza, per il fatto di essere tale, dava segno di sentirsi autorizzata e che perseguiva con sempre minore accortezza e previdenza.
Il diverbio riaccese d’un tratto le tante correnti che in quei pochi anni si erano formate da una parte e dall’altra, e da un lato si diceva che le voci di dissenso erano senza alcun credito, poiché a loro volta implicate in loschi affari e perciò evidentemente tese al proprio tornaconto personale, mentre dall’altro lato si tendeva a riconoscere e avallare in quelle voci una sostanziale coerenza.
Questi ultimi rimarcavano in particolare come il principale arringatore di quel dissenso, proprio per il fatto di richiamarsi all’antica dottrina politica dello statalismo corporativista, fosse da sempre e intimamente avverso alle ingerenze di poteri privati o altri ghiribizzi nell’apparato dello stato, e come tuttavia, pur essendo stato dalla parte del manganello quarant’anni prima, portasse avanti egli solo con pochi altri tra la fazione di governo un autentico e sincero impulso al liberismo verso ogni aspetto della vita civile, come pareva aver fatto negli ultimi tempi relativamente all’espulsione degli stranieri o in merito alla laicità.

Questa era dunque la situazione alla fine dell’estate.
Poi il dissidio sembrò ricomporsi ma infine, come accade spesso in queste cose, si riaccese con violenza ancora maggiore, e all’inizio dell’inverno non era chiaro come si sarebbe potuto risolvere, restando fermi sia che molto della questione si sarebbe aggiustata tramite le formalità previste dal diritto, sia che, a detta di chi si permetteva di compiere un’analisi, il popolo desiderava senza alcun dubbio essere governato, sebbene ancora non si sapesse a opera di chi.
E si era ormai nel trentatreesimo anno da quando mi toccava di assistere a ’sta guerra…

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